Ratko Mladić, comandante militare serbo-bosniaco e criminale di guerra condannato, muore a 84 anni
L'ex generale, che stava scontando l'ergastolo per genocidio e crimini contro l'umanità, è morto il 27 agosto 2026, dopo essere nato il 12 marzo 1942.

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Infanzia
Ratko Mladić è nato il 12 marzo 1942 a Božanovići, in quello che allora era lo Stato Indipendente di Croazia, oggi parte della Bosnia ed Erzegovina. Suo padre, un partigiano combattente durante la Seconda Guerra Mondiale, fu ucciso dal governo croato durante il conflitto. Mladić intraprese una carriera militare, scalando i ranghi dell'Esercito Popolare Jugoslavo prima della dissoluzione della Jugoslavia.
Carriera e risultati principali
Durante la guerra in Bosnia (1992–1995), Mladić servì come comandante dell'Esercito della Repubblica Srpska (VRS). Divenne una figura centrale nel conflitto, supervisionando l'assedio di Sarajevo durato tre anni e il massacro di Srebrenica del 1995, dove le sue forze furono responsabili dell'esecuzione sistematica di oltre 8.000 uomini e ragazzi bosgnacchi. Dopo la guerra, Mladić trascorse quasi 16 anni da latitante prima del suo arresto in Serbia nel 2011. Fu successivamente estradato al Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY) all'Aia.
Procedimenti legali e morte
Nel 2017, l'ICTY ha riconosciuto Mladić colpevole di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, inclusi persecuzione, sterminio e presa di ostaggi. È stato condannato all'ergastolo, verdetto confermato in appello nel 2021. Mladić è morto il 27 agosto 2026, mentre scontava la sua pena nell'unità di detenzione delle Nazioni Unite all'Aia.
Vita privata
Mladić era sposato con Bosiljka Mladić. La coppia aveva due figli: un figlio, Darko, e una figlia, Ana. Ana Mladić è morta nel 1994 all'età di 23 anni in un apparente suicidio avvenuto con la pistola di servizio del padre.
Eredità
Mladić rimane una delle figure più controverse e riprovate della storia europea moderna. Mentre alcuni sostenitori nazionalisti continuano a caratterizzarlo come un difensore del popolo serbo, i tribunali internazionali e le organizzazioni per i diritti umani lo riconoscono come il principale artefice delle più gravi atrocità commesse durante le guerre jugoslave, incluso il genocidio di Srebrenica.
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Obituary compiled by PENN; biographical facts cross-referenced across multiple independent sources. Photo sourced from Wikimedia Commons under a free-use license where available.
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